La sostenibilità è ormai entrata stabilmente nelle strategie aziendali, nei processi decisionali e nei modelli organizzativi. Il problema, però, non è più capire cosa sia l’ESG. Il problema è che, nella maggior parte delle organizzazioni, resta un tema dichiarato ma non applicato nei comportamenti quotidiani.
Per questo motivo, nel 2026 la formazione ESG non rappresenterà più un’attività accessoria, ma una leva concreta per sviluppare competenze, gestire i cambiamenti normativi, rafforzare la competitività dell’impresa e per ridurre eventuali rischi normativi, reputazionali e organizzativi.
Per le figure responsabili della formazione aziendale, il tema non sarà soltanto “fare corsi”, ma costruire percorsi capaci di coinvolgere persone, funzioni aziendali e management. Vediamo i principali trend che guideranno la formazione ESG nei prossimi mesi.
La formazione accelera: da iniziativa spot a piano strategico
Negli ultimi anni molte aziende hanno introdotto moduli ESG in modo episodico, spesso legati a esigenze concrete o a specifiche richieste normative. Nel 2026 il cambio di passo sarà evidente: la formazione entrerà nei piani annuali come percorso modulare e continuativo.
Questo significa passare da singoli interventi a programmi strutturati, con obiettivi chiari, target differenziati e risultati misurabili. Senza questa evoluzione, il rischio è quello di avere iniziative scollegate, difficili da monitorare e incapaci di generare un reale cambiamento organizzativo. Le competenze ESG dovranno diventare patrimonio diffuso, non conoscenza riservata a pochi specialisti e specialiste.
Trend 1: cresce l’E-learning personalizzato e continuo
L’apprendimento digitale continuerà a essere protagonista, ma con un approccio più evoluto rispetto al passato. Non basteranno più corsi standardizzati e poco coinvolgenti, le aziende investiranno in piattaforme e-learning con contenuti modulari, aggiornamenti costanti e percorsi differenziati per ruolo: manager, acquisti, HR, operations, commerciale. La flessibilità sarà decisiva per raggiungere tutta la popolazione aziendale e garantire continuità formativa.
Microlearning, pillole video e test interattivi renderanno l’apprendimento più efficace e facilmente integrabile nella quotidianità lavorativa.
La vera sfida non sarà erogare contenuti, ma garantire continuità e utilizzo nel tempo. Senza engagement reale, anche i migliori contenuti restano inutilizzati.
Trend 2: focus crescente sulla Supply Chain
La sostenibilità non riguarda più solo ciò che accade dentro l’azienda. Sempre più spesso il valore si gioca lungo la catena di fornitura.
Per questo nel 2026 cresceranno i percorsi formativi dedicati a procurement, buyer e funzioni coinvolte nella gestione dei fornitori. Questo è sempre più rilevante anche alla luce delle responsabilità estese lungo la filiera e delle richieste di trasparenza che arrivano da clienti, stakeholder e normative europee.
Temi come qualifica ESG dei partner, diritti umani, inclusione, tracciabilità, criteri ambientali e monitoraggio dei rischi diventeranno centrali. Formare queste figure significa ridurre esposizioni reputazionali e prevenire criticità che oggi possono trasformarsi rapidamente in rischi legali e di compliance.
Trend 3: competenze su dati, KPI e reporting ESG
Le decisioni strategiche richiedono dati affidabili e lo stesso dovrà valere per la sostenibilità.
Sempre più aziende avranno bisogno di persone capaci di raccogliere informazioni, interpretare indicatori e contribuire ai processi di rendicontazione.
Senza competenze diffuse sui KPI ESG, il rischio non è solo inefficienza, ma reporting incoerente e difficoltà nel dimostrare conformità agli standard richiesti. Allo stesso tempo, emergerà un nuovo tema: la capacità di misurare l’efficacia della formazione stessa, collegando apprendimento e cambiamento reale nei comportamenti.
Non si tratta solo di competenze tecniche: significa diffondere un approccio orientato alla misurazione e al miglioramento continuo.
Trend 4: sviluppo delle soft skills green
La transizione sostenibile non si realizza solo con procedure e numeri ma richiede persone in grado di capire realmente il cambiamento e creare le condizioni per metterlo in atto.
Nel 2026 aumenteranno quindi i percorsi dedicati a leadership sostenibile, comunicazione interna, change management, collaborazione interfunzionale e coinvolgimento degli stakeholder.
Le aziende non falliscono sull’ESG per mancanza di policy, ma per difficoltà nel tradurle in decisioni quotidiane.
Le cosiddette soft skills green aiuteranno manager e team a trasformare gli obiettivi ESG in comportamenti concreti e risultati condivisi.
Trend 5: formazione esperienziale e coinvolgente
La semplice lezione frontale lascerà sempre più spazio a modalità formative dinamiche e partecipative.
Workshop, business case, simulazioni, laboratori e momenti di confronto tra funzioni permetteranno di collegare la sostenibilità alle sfide reali dell’azienda.
È in questi contesti che le persone iniziano davvero a riconoscere situazioni concrete: bias nei processi decisionali, criticità nella gestione dei team, incoerenze tra policy e pratiche.
L’apprendimento esperienziale favorirà maggiore retention dei contenuti e una più rapida applicazione pratica. Coinvolgere attivamente le persone sarà uno dei fattori chiave per rendere la formazione davvero trasformativa.
Il ruolo strategico di HR e le figure responsabili della formazione
Nel nuovo scenario, HR e le figure responsabili della formazione avranno un compito decisivo: tradurre gli obiettivi ESG in competenze diffuse, cultura organizzativa e comportamenti coerenti.
Non si tratta più solo di progettare percorsi formativi, ma di costruire sistemi che rendano l’ESG misurabile, applicabile e continuativo nel tempo.
Chi agirà in anticipo potrà contare su team più preparati, maggiore capacità di adattamento e un vantaggio competitivo concreto rispetto al mercato.
La formazione ESG del 2026 richiede visione, metodo e contenuti aggiornati.
Ma soprattutto richiede un cambio di prospettiva: passare dalla formazione come adempimento alla formazione come leva di trasformazione reale.
La domanda non è più se fare formazione ESG, ma quanto quella formazione sta davvero cambiando il modo in cui le persone lavorano.
Good Impact e FairPlace supportano le organizzazioni nel trasformare l’ESG in comportamenti concreti, integrando formazione, coinvolgimento e misurazione in un unico sistema.
Se stai ripensando il tuo piano formativo ESG, questo è il momento giusto per farlo in modo strutturato e misurabile.