La sostenibilità sociale è una componente sempre più rilevante nelle strategie ESG delle organizzazioni. Parlare di impatto sociale significa guardare al modo in cui l’azienda genera valore per le persone: all’interno dell’organizzazione, lungo la catena del valore e nelle comunità con cui entra in relazione.
Perché questo impegno sia davvero efficace, però, non basta raccontare le iniziative realizzate. È necessario misurarle, monitorarle nel tempo e collegarle a obiettivi concreti. Solo così la sostenibilità sociale può diventare uno strumento di gestione e miglioramento continuo.
Oltre le buone azioni: misurare per gestire
Molte aziende realizzano attività con una ricaduta positiva sulle persone, come progetti di welfare, iniziative di inclusione, percorsi formativi o collaborazioni con il territorio. Tuttavia, senza indicatori chiari, è difficile comprendere se queste azioni stiano davvero producendo un cambiamento.
Misurare l’impatto sociale significa definire cosa si vuole ottenere, raccogliere dati coerenti e valutare i risultati nel tempo. Questo permette di prendere decisioni più consapevoli, comunicare in modo più trasparente e orientare le risorse verso le iniziative più efficaci.
Output, outcome e impatto: qual è la differenza?
Quando si parla di misurazione, è importante distinguere tra output, outcome e impatto.
Gli output rappresentano ciò che l’azienda realizza in modo diretto, ad esempio il numero di ore di formazione erogate, le persone coinvolte in un progetto o le iniziative attivate.
Gli outcome descrivono invece i cambiamenti generati da quelle attività, come il miglioramento delle competenze, l’aumento del coinvolgimento del personale o una maggiore consapevolezza sui temi ESG.
L’impatto riguarda il cambiamento più ampio e duraturo prodotto dall’organizzazione sulle persone e sul contesto in cui opera. È il livello più complesso da misurare, ma anche quello che consente di comprendere il valore reale delle iniziative sociali.
Esempi di KPI sociali
I KPI di impatto sociale possono variare molto in base al settore, alla dimensione aziendale e agli obiettivi dell’organizzazione. L’importante è scegliere indicatori coerenti con la strategia e realmente utili per guidare le decisioni.
In ambito HR, ad esempio, possono essere monitorati il tasso di turnover, il livello di engagement, le ore di formazione per persona, gli indicatori legati a salute e sicurezza o il benessere organizzativo.
Sul fronte diversity & inclusion, possono essere analizzati dati relativi alla rappresentanza nei diversi livelli aziendali, alla parità retributiva, all’accesso ai percorsi di crescita e alla percezione di inclusione da parte delle persone.
Per quanto riguarda il rapporto con il territorio, invece, possono essere considerati il numero di progetti attivati con comunità locali, scuole o enti del Terzo Settore, le persone beneficiarie delle iniziative e la continuità delle collaborazioni nel tempo.
Metodi di misurazione: il ruolo dello SROI
Oltre ai KPI, alcune organizzazioni scelgono di adottare metodi più strutturati per valutare il valore generato dalle proprie iniziative sociali. Tra questi, lo SROI — Social Return on Investment — permette di analizzare il rapporto tra le risorse investite e il valore sociale prodotto.
Non si tratta solo di attribuire un valore economico alle attività realizzate, ma di comprendere meglio quali cambiamenti vengono generati per le persone coinvolte e per gli stakeholder. Questo approccio può essere particolarmente utile per valutare progetti complessi, iniziative di welfare, programmi di inclusione o interventi sul territorio.
Misurare l’impatto sociale significa rendere più solida, trasparente e strategica la gestione della sostenibilità. Definire KPI chiari permette di capire cosa funziona, individuare aree di miglioramento e comunicare con maggiore credibilità il valore generato dall’organizzazione.
Misura ciò che conta. Definiamo i tuoi KPI di impatto sociale.