Quali cambiamenti ha portato la certificazione della parità di genere nella vostra realtà?
Il percorso per la certificazione ci ha permesso di guardare la Gilardoni con occhi diversi; non si è trattato solo di verificare i requisiti e mettere delle spunte per “ottenere il punteggio finale”, ma si è trattato di rendere più strutturato e formalizzato un approccio aziendale, verso tutti i dipendenti, che già faceva parte dei nostri valori: equità, inclusione e meritocrazia.
Per moltissime cose si è trattato solo di rendere ufficiali e documentate abitudini e prassi informali ma già in essere; per poche altre, ci ha permesso di renderci consapevoli di alcuni aspetti che non avevamo ancora considerato fino in fondo e che, una volta emersi, ci hanno consentito di rafforzare e migliorare la struttura già esistente.
È stato un percorso che ha fatto crescere non solo i processi, ma anche la consapevolezza interna, dandoci nuovi strumenti per valorizzare le persone e per tradurre in pratiche concrete ciò che prima era soprattutto cultura aziendale.
Cosa cercavi nel consulente che ti doveva affiancare?
Durante il primo incontro con la consulente Simona ricordo di averle un po’ stravolto i piani: a differenza della sua proposta, non volevo assolutamente creare un sistema parallelo al nostro, ma integrare la normativa direttamente nel Manuale di Gestione esistente.
Avevo bisogno non solo di spiegazioni teoriche o di spunti per aggiornare la documentazione, ma di concretezza e di un supporto capace di calarsi nella nostra realtà, comprenderne le specificità e accompagnarci passo dopo passo. Volevo qualcuno che sapesse aiutarmi a tirare fuori ciò che già eravamo e a renderlo visibile e strutturato. Cercavo la traduzione dei principi della certificazione in pratiche sostenibili e davvero applicabili alla nostra quotidianità, senza sovrastrutture inutili o di facciata.
Simona ci ha supportati in tutto questo con pazienza, comprensione e grande professionalità. Abbiamo corso, riuscendo ad aggiornare il sistema in pochissimi mesi, e grazie a questo approccio il percorso non è stato vissuto come un peso, ma come una vera opportunità di crescita organizzativa.
In che modo hanno reagito i dipendenti?
La reazione è stata positiva, anche se il percorso ha richiesto un po’ di tempo per essere compreso fino in fondo. All’inizio qualcuno poteva percepirlo come un adempimento formale o un semplice “bollino”, e questo ha generato qualche naturale perplessità. È normale che ci sia un po’ di scetticismo se non si percepiscono certe differenze in prima persona.
L’aspetto cruciale è stato trasmettere che non si trattava di formalità o “etichette”, ma di un impegno concreto di Gilardoni per garantire pari opportunità a tutti, sul lavoro e nella vita aziendale, e più in generale il riconoscimento del valore di ogni persona. Abbiamo anche voluto sottolineare che gran parte di quanto richiesto dalla norma era già parte della nostra cultura, che ora trova però un riconoscimento ufficiale e strutturato.
Il lavoro di formazione e sensibilizzazione continua, e siamo consapevoli che c’è ancora strada da fare.
L’effort è stato superiore o inferiore alle aspettative?
Direi che è stato in linea con le aspettative. Sapevamo fin dall’inizio che non si trattava di un percorso leggero, perché richiedeva impegno, raccolta di dati, confronto e una buona dose di attenzione ai dettagli. Allo stesso tempo, però, non è stato neanche eccessivamente gravoso: molte delle pratiche richieste erano già presenti in azienda, semplicemente non erano formalizzate.
La parte più impegnativa è stata tradurre in procedure scritte ciò che fino a quel momento era soprattutto cultura aziendale e abitudine consolidata; è stato un lavoro di “messa a fuoco” che ci ha permesso di dare struttura e continuità a ciò che già facevamo.
Il supporto di Simona e la collaborazione tra colleghi hanno fatto la differenza: ci hanno permesso di affrontare il percorso con metodo, senza disperdere energie. Possiamo dire che lo sforzo investito è stato proporzionato al risultato raggiunto e che, proprio per questo, il bilancio complessivo è positivo.
Vuoi dare un consiglio alle aziende che vogliono intraprendere lo stesso percorso?
Il consiglio che mi sento di dare è di non affrontarlo come un mero adempimento burocratico o come un “bollino” da ottenere, ma di viverlo come un’opportunità reale di crescita. La certificazione non è fatta solo di procedure e documenti: è un percorso che mette in discussione abitudini, valori e il reale credo nei principi dettati dalla prassi e porta a riflettere su aspetti che spesso vengono dati per scontati o ininfluenti sulle prestazioni dei dipendenti.
Per quanto mi riguarda, chi vuole intraprendere questo percorso, deve prima chiedersi se ci crede davvero, soprattutto a livello di leadership. Se la convinzione non è autentica, si rischia di trasformarlo in un percorso finto, che non porta benefici ma anzi danni, perché fa passare l’idea di una certificazione “di facciata”, svuotando di credibilità un tema così importante. Questa certificazione va affrontata solo se si è pronti a cambiare e a migliorare davvero, partendo dalla convinzione che il valore delle persone risiede nella loro professionalità, conoscenza ed esperienza, indipendentemente dal fatto che siano uomini, donne o altro.
È un investimento che porta benefici tangibili: all’interno rafforza il clima aziendale e la fiducia reciproca, all’esterno aumenta la credibilità e l’attrattività verso clienti, partner e nuovi talenti. Ma funziona solo se si crede davvero che le persone, tutte, devono essere trattate come risorse da valorizzare e non semplicemente come costi da gestire.
Come pensi che il percorso intrapreso possa svilupparsi in futuro
Per Gilardoni la certificazione non rappresenta un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Ci ha dato una base solida e strutturata, ma il vero valore sarà mantenerla viva nel tempo, continuando a lavorare con costanza, aggiornando le pratiche e introducendo strumenti sempre più concreti.
Il percorso non è statico: evolve insieme all’azienda e insieme alle persone che la vivono ogni giorno. Si proseguirà a fare formazione e sensibilizzazione per continuare a consolidare e mantenere questi valori, affinché continuino a essere il motore delle scelte strategiche e organizzative.
La nostra visione è che diventi sempre meno “un progetto a sé” e sempre più “un modo di lavorare”, naturale, riconosciuto e condiviso da tutti.